A proposito di beni culturali

Alcune settimane fa si sono svolte a Sant’Oreste le giornate FAI (Fondo Anmbiente Italia). In quell’occasione si sono viste moltissime persone, e grazie ad una valida organizzazione di volontariato, che ha coinvolto varie associazioni, l’evento e’ stato un successo. Chi è intervenuto ha potuto visitare la riserva, gli eremi, il centro storico, le chiese, le mostre allestite nel palazzo Caccia ecc. Insomma queste persone sono venute a godere i nostri beni culturali, smentendo così gli scettici del binomio beni culturali—turismo, quindi ricaduta economica. Da una piccola indagine infatti e’ risultato che nelle due giornate del FAI i ristoranti erano tutti pieni, molti altri hanno preferito i panini, ma acquistati in loco, come pure in loco hanno acquistato pizze e prodotti locali; anche i bar hanno avuto la loro parte. Passiamo ora alle dolenti note; Oltre ai tanti complimenti c’è stata anche qualche critica, alcuni visitatori hanno fatto notare che tratti di sentieri del parco erano meno curati, la cartellonistica e le aree di sosta un po’ carenti, alcuni eremi un po’ abbandonati al loro destino, il centro storico non troppo curato, alcune chiese trovate chiuse o in cattivo stato, anche qui carenza di una cartellonistica esplicativa, i bunker sono sempre una sorpresa, ma le aperture sono sporadiche e aggiungo, a proposito del paese, che il cromatismo omogeneo del borgo antico creato dal tempo si sta perdendo, infatti si stanno evidenziando cubi di colore biancastro, giallo, rosso ed altro, frutto di un miope egoismo privato che non riesce o non vuole guardare oltre il proprio naso a discapito di un ambiente ancora intatto, per quanto? Si può obiettare che risolvere questi problemi costa soldi, certo che sì, ma oramai è indispensabile fare una scelta precisa, condivisa e di largo respiro. Insomma il paese vuole puntare principalmente sul turismo oppure no? Se sì, allora occorre una politica rivolta alla cura dei nostri beni, renderli fruibili mediante un intelligente itinerario e parallelamente potenziare le strutture ricettive. A parte la ricaduta economica dei beni culturali, questi vanno comunque curati, conservati e valorizzati, perché da questo si vede il grado di cultura di un paese. Essi sono l’espressione dello spirito e del pensiero, passato e presente di un paese, di una nazione, di tutta l’umanità e, come dicono i saggi, “senza il passato non c’è un futuro”. Perciò abbiamo il dovere di mantenerli … e magari trarne anche un vantaggio economico. (tratto da “A proposito di beni culturali” di Sandro Signoretti – relazione di una conferenza mai avvenuta – http://www.centrostudisoratte.com/NuoviFile/Apropositodi%20.pdf )

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